Dopo il lockdown si riparte con una serie di consapevolezze: che il coronavirus esiste ancora, che lo si può tenere sotto controllo, che la ripartenza economica dovrà far tesoro delle riflessioni sul vecchio modello di sviluppo e proporne un altro dove la cura -attività lasciata ad appannaggio del mondo femminile- diventi uno dei punti centrali di democrazia per un paese avanzato.

Partiamo pertanto dalle donne e chiediamo a Valeria Zagolin presidente della Commissione PO del comune di Treviso come ha inciso questo periodo sui problemi di genere:
“Abbiamo a disposizione alcuni dati a livello nazionale e locale che riguardano il tema della violenza di genere e della conciliazione famiglia-lavoro.
La direzione centrale della Polizia Criminale ha pubblicato un report dal quale si evince come, da gennaio a maggio, a fronte di un calo degli omicidi rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (da 140 a 92) le vittime di sesso femminile restano invariate (45 nel 2019 e 44 nel 2020).L’incidenza delle vittime di sesso femminile si attesta così al 48% rispetto al 32% degli omicidi totali
Emerge che, nei mesi di gennaio e febbraio i cosiddetti reati spia (atti persecutori, maltrattamenti contro familiari e conviventi e violenza sessuale) hanno registrato un andamento pressoché costante, seppur in calo rispetto al medesimo periodo del 2019 mentre in marzo e aprile, durante il lockdown, è seguita, invece, una decisa flessione, sia rispetto al medesimo periodo del 2019, che in raffronto ai mesi di gennaio e febbraio 2020 e, poi, nel mese di maggio, un incremento rispetto ai due mesi precedenti, rimanendo comunque inferiore ai reati spia registrati a gennaio: i maltrattamenti risultano in numero maggiore rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente (1.598 rispetto a 1.519), nonostante a gennaio fossero nettamente inferiori rispetto allo stesso mese del 2019 (1.631 rispetto a 1.937);gli atti persecutori si mantengono più bassi rispetto al 2019, con incremento a maggio 2020 (1015) rispetto ai mesi febbraio, marzo e aprile, comunque in numero inferiore rispetto a gennaio (1053); le violenze sessuali seguono il trend generale, tornando a crescere nel mese di maggio, mantenendo comunque nei mesi di marzo, aprile e maggio valori inferiori rispetto all’analogo periodo del 2019.“
Quali gli interventi delle istituzioni?
Per aiutare le donne che, chiuse in casa, potevano comunicare o denunciare con maggiori difficoltà, il Centro antiviolenza di Treviso “Telefono Rosa” ha garantito uno sportello telefonico 24 ore su 24, attraverso un trasferimento di chiamata a cellulare delle operatrici a turno, e ha pubblicizzato questa disponibilità su media e social. Le donne prese in carico dal 9 marzo al 2 aprile sono state 22.
Per quanto riguarda la “gestione” dei figli a casa da scuola?
R-La chiusura di scuole e asili nido ha obbligato le famiglie a farsi carico totalmente sia dell’accudimento dei figli piccoli, sia dell’aiuto ai compiti dei più grandi, attività ricadute in particolare sulle madri, da sempre delegate alla responsabilità educativa, rendendo ancora più complicata la conciliazione dell’attività lavorativa, spesso svolto in smart-working per uno o entrambi i genitori.
A Treviso gli asili nido comunali sono stati riaperti dal 15 giugno anche se con orario ridotto, (7,30 – 13,30) e dal 6 luglio al 28 agosto sono stati aperti 8 centri estivi.
E sul mercato del lavoro?
R -Per il mercato del lavoro i dati a disposizione non permettono ancora di avere una lettura disaggregata per genere e territorio,
L’uscita del report annuale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro sulle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri ha creato scalpore perché ha evidenziato i problemi che contribuiscono ad abbassare il tasso di occupazione femminile. Le dimissioni di 37.611 lavoratrici madri sono il 73% del totale, percentuale equivalente a quella rilevata l’anno precedente I padri interessati alle convalide sono stati 13.947 (27% del totale) quindi anch’essa invariata rispetto al 2018. Sotto il profilo dell’età delle lavoratrici e lavoratori interessati, ha trovato conferma la maggiore concentrazione dei provvedimenti – 75% del totale – nelle fasce di età da 34 ai 44 anni (20.427, a fronte dei 20.102 del 2018) e dai 29 ai 34 anni (17.952 a fronte dei 16.495 del 2018), per un totale complessivo di 38.379.
Come per gli anni precedenti, le convalide hanno per la maggior parte – il 60% circa – interessato lavoratrici e lavoratori con un solo figlio o in attesa del primo. Fra le motivazioni delle dimissioni/risoluzioni consensuali più ricorrente è rimasta la difficoltà di conciliare l’occupazione lavorativa con le esigenze di cura della prole, registrata in 20.730 casi (20.212 nel 2018), in percentuale pari a circa il 35% del totale in linea con quella dell’anno precedente (36%). Tale motivazione si è sostanziata, in particolare, in: assenza di parenti di supporto in 15.505 casi (15.385 nel 2018), pari a circa il 27% del totale, percentuale coincidente con quella dell’anno precedente; elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato (es. asilo nido o babysitter) in 4.260 casi (3.907 nel 2018) pari a circa il 7% del totale, dato corrispondente a quello del 2018; in 965 casi (920 nel 2018), pari a circa il 2% d del totale, percentuale identica a quella rilevata nel 2018.
Confermata anche la percentuale – oltre il 33% del totale – di lavoratrici e lavoratori con 2 figli. Va sottolineato anche come, sulle 13.947 convalide totali riferite ai lavoratori padri, 11.488 hanno come motivazione il “passaggio ad altra azienda”.
Grazie a Valeria Zagolin per i dati comparati che ci fanno capire quanto questi siano fondamentali per una società che vuole superare le diseguaglianze intervenire verso quelle di genere. Di tutto questo si parla da molto tempo, si conoscono i problemi, sono intervenute più norme: si tratta di renderle operative.
A cura di Paola Poldelmengo, Articolo UNO – città di Treviso


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