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GUGLIELMO EPIFANI POLITICO

Intervento di Guglielmo Epifani sull’informativa del ministro Patuanelli sullo stato della siderurgia, Camera dei Deputati 26 maggio 2020:

“Signora Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, intanto ringrazio il Ministro per aver voluto discutere, qui, in Aula, non solo del caso di Taranto, ma anche dell’intera filiera della siderurgia, come noi avevamo chiesto, perché in realtà, poi, le cose, come si è capito e si vede, si tengono tutte insieme.

Noi avevamo già discusso in quest’Aula esattamente dello stesso problema, mesi fa e, naturalmente, rispetto ad allora oggi il quadro si è fatto più difficile. Già non era facile prima e diventa particolarmente complicato e difficile adesso perché, come si è capito e si è detto e lei stesso lo ha ricordato, con questa crisi della pandemia la nostra produzione di acciaio è calata molto più di quella degli altri Paesi che lo producono in Europa ma, soprattutto, il futuro della domanda degli utilizzatori di acciaio non è al momento facilmente decifrabile. Da questo punto di vista, io vado al cuore, all’essenziale delle questioni. La prima cosa che direi, caro Ministro, è che ci vuole un piano, un progetto. Ne ha parlato lei, ne hanno parlato quasi tutte le forze politiche. Ci vuole un piano e un progetto perché, secondo me, dobbiamo uscire da questa incertezza che da troppi anni grava su questo settore. Il piano deve avere un fondamento di base, secondo me, indiscutibile. Noi dobbiamo difendere la produzione siderurgica nazionale ed europea per il semplice fatto che c’è un rapporto troppo stretto tra la produzione siderurgica e parte della produzione manifatturiera, e non solo, come lei ha ricordato.

Il fatto che la Cina da sola produca il 53 per cento dell’acciaio mondiale, che sia in sovraeccedenza, che la Turchia si sia aggiunta a questa dimensione e l’India sia fortemente interessata, fa sì che non è che c’è un problema di bassa cucina. Non ci può essere futuro per l’industria manifatturiera e autonomia nazionale europea se non si difende e si valorizza la produzione italiana ed europea. Da questo punto di vista, l’Europa non ha fatto poco; ha fatto pochissimo, e lo stesso accordo che scatterà dal 1° luglio non è tale da invertire questa tendenza. Non è una concorrenza leale quella che noi subiamo, non sono pari le condizioni di partenza, ci sono dislivelli sulla sostenibilità, l’ambientazione, le dimensioni del lavoro che non possono essere paragonati. Se noi perdiamo l’industria siderurgica noi mettiamo a repentaglio l’industria manifatturiera – e non solo – dell’Europa. In questo piano dovremmo decidere che cosa vogliamo produrre. Non tutto quello che c’è è quello che utilizziamo e non tutto quello che c’è si può trasportare a fare altre produzioni, ma certo che ci sono degli aspetti fondamentali da cui non possiamo venire meno.

Questi obiettivi come li leghiamo alle tre crisi che sono aperte? Perché una volta che decidiamo che va difesa la siderurgia nazionale ed europea, che bisogna chiedere all’Europa di fare di più di quello che pure si farà a partire dal 1° luglio, una volta che valorizziamo quello che abbiamo interesse di produrre perché i nostri utilizzatori ce lo chiedono, come leghiamo questi due obiettivi alle tre crisi che sono aperte? E sono aperte da troppo tempo. La questione di Taranto ce la stiamo trasferendo anno dopo anno, accordo dopo accordo. Bisognerà, a un certo punto, venirne a capo, perché la cosa che temo non è soltanto quella: io capisco che nell’incertezza si rinvia, nell’incertezza che vede magistratura, proprietà, utilizzatori degli impianti, chiaroscuri nelle intenzioni di fondo; capisco il tempo che passa, le mediazioni, ma arriverà un punto e un giorno in cui bisognerà chiarire la responsabilità qual è e chi se la deve assumere? Adesso aspetteremo questo piano e dieci giorni ha chiesto ieri l’amministratore delegato. Aspettiamo, ma è risolutivo? Quando Il Sole 24 Ore scrive, l’altro giorno, il giornale di Confindustria, che ArcelorMittal se ne vuole andare dall’Italia e ieri viene e spiega che bisogna fare il piano in dieci giorni, c’è qualcosa che a me non quadra. Contemporaneamente non paga i fornitori, contemporaneamente c’è sciopero in tutti gli stabilimenti e ci sono problemi anche sulla sicurezza delle ispezioni dentro. Tutto lineare? A me non sembra.

Vogliamo parlare di Terni? Terni è un signore stabilimento. Lì sono stati fatti investimenti. Ha una specializzazione unica: gli acciai speciali si fanno lì. In Europa non è che ne fanno in tanti e in Italia quasi nessuno. La Thyssen vende per altri problemi, perché è in una crisi gigantesca dopo che l’Antitrust europea non le ha dato la possibilità di accordarsi nell’unificazione che voleva fare e, fra l’altro, bisognerà pure spiegare all’Unione europea che, se il problema è mondiale, non può ammettersi dentro l’Antitrust tra Paese e Paese europeo, così come è avvenuto sui cantieri e così come sta avvenendo sulla questione della siderurgia.

Messa in vendita. Osserviamo? Seguiamo? Assistiamo? Diciamo la nostra? Apro e chiudo la parentesi. Sento parlare di ArcelorMittal interessata a Terni. Chiedo solo di non fare troppi giochi strani, perché se uno è inaffidabile per un versante è inaffidabile anche sugli acciai speciali. Lo dico ora per dopo e, quindi, lo voglio dire con assoluta chiarezza, cordate o non cordate.Terzo: Piombino. Sono settimane e settimane e hanno chiesto altri sei mesi. Ma questo forno elettrico lo facciamo o non lo facciamo? E la produzione di Piombino, che non è multiforme, ma è fatta di una cosa essenziale, come la leghiamo agli utilizzatori? Abbiamo le condizioni per gli acciai lunghi di poterli poi spendere per l’alta velocità, non dico a caso?

Finisco. Io credo che abbiamo, quindi, di fronte un tempo delle scelte. Se fossi io il Ministro o il Governo, siccome sono scelte complesse, cercherei di farle condividendo il più possibile le soluzioni: da una parte il Parlamento, Commissione e Parlamento com’è evidente, le forze politiche tutte, per carità, ma io farei un tavolo permanente con Confindustria e le forze sociali, perché i problemi che ci saranno da gestire, investimenti, occupazione, presenza pubblica, in che modo e come, richiedono, secondo me, di condividere i passaggi di questa stagione, perché – ripeto – si tratta di un tema essenziale che richiede un sovrappiù di capacità di indicare le vie giuste per il Paese”.