In questi giorni sulle tv di tutto il mondo, nelle piazze, persino nel Consiglio Europeo, le donne marciano e gridano: “DONNA, VITA, LIBERTA’”, “Jin Jian Azadi”! E’ lo slogan che ha raccolto le voci delle combattenti kurde del Rojawa, voci che non iniziano con la riconquista di Kobane nel 2015 ma che hanno radici ben più lontane, contro il patriarcale, la violazione dei diritti, la dittatura, la discriminazione e l’occupazione: esprimono un’ideologia dell’uguaglianza di genere e della vita libera, un progetto di trasformazione dei rapporti tra donne e uomini, tra nazioni, tra specie viventi e natura.
Lo slogan è diventato un fenomeno di solidarietà globale, finalizzato a mettere in relazione tutte le donne per incentivare il sostegno reciproco, mettendo fine al dominio del patriarcato e alla discriminazione di genere, alla dittatura e alla corruzione, per costruire un futuro di democrazia, libertà e uguaglianza.
“Jin Jiyan Azadi” tradotto in tutte le lingue, come la canzone “Bella ciao” cantata ormai ovunque nel mondo, è diventato il simbolo della resistenza e del contrasto all’ingiustizia, alla discriminazione, alle disuguaglianze e al fascismo. Da donna kurda e Italiana non posso non essere più che orgogliosa. Ma è Indegno dimenticare la fonte di questo slogan e ignorare la lotta delle donne kurde, e che i politici, le associazioni internazionali, i media e anche i grandi marchi del mercato e chi si considera attivista usando lo slogan JIN JIAN AZADI non dimentichino che tale slogan è la conseguenza di sacrifici e lotte delle donne kurde e di non confondere quale sia l’origine dello slogan e lo usino a proprio vantaggio.
Auspico una vera e sincera solidarietà di tutti e che arrivi la pace e libertà in Iran, Afghanistan, nella mia terra Kurdistan che subisce una guerra secolare e in tutti paesi dimenticati in guerra.
JIN JIAN AZADI per sempre
DONNA VITA LIBERTA’
WOMAN LIFE FREEDOM
Gulala Salih
Donna Kurda attivista per i diritti delle donne e bambini


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