Grande enfasi dai mezzi di informazione per la scoperta di alcuni contagiati che presentano la “variante inglese” del virus. In Veneto questo dato è stato particolarmente enfatizzato, alla ricerca di una giustificazione alla situazione epidemica, la peggiore del paese, che allontani qualsiasi responsabilità dall’amministrazione regionale. Secondo qualche giornale la variante inglese spiegherebbe i dati pessimi del Veneto. Lo sostiene lo stesso Zaia che dichiara a SkyNews24: “adesso faranno gli approfondimenti, non è il mio mestiere. E’ pur vero che l’alta contagiosità potrebbe essere correlata assolutamente alla variante inglese, che non dà sintomi peggiori rispetto al quadro clinico, ma sicuramente la diffusione è più rapida. Questo potrebbe spiegare l’attuale situazione”. Se si riflettesse un attimo, si dovrebbe invece dire che il fatto di aver trovato, grazie a dei test rapidi che si stanno facendo in tutte le regioni, la variante inglese in tre cittadini veneti appena rientrati dalla Gran Bretagna, significa che si è trovata una conferma che la variante inglese circola in Inghilterra. Non certo che in Veneto circoli da mesi la variante inglese, che era l’ipotesi avanzata dal Presidente Zaia qualche giorno fa, in base alla similitudine tra l’andamento delle curva epidemica inglese e quella veneta. Dare la colpa alla variante inglese sarebbe una soluzione ottimale: il male e le malattie vengono dall’estero. Già il Presidente della Giunta Regionale aveva provato a spiegare che il problema era colpa dei cinesi che mangiano i topi, poi a luglio era riuscito a individuare un cattivissimo “virus serbo” e disse: ”il virus non autoctono è diverso, ha la sua storia ed è più aggressivo”. Quello che nessuna mutazione del virus può nascondere è che nella seconda fase dell’epidemia in Veneto si è voluto di gran lunga privilegiare gli interessi economici su quelli sanitari, che si è evitato di prendere misure regionali per circoscrivere le zone più colpite e per incrementare sufficientemente le misure restrittive per frenare l’avanzata del virus, nonostante le ripetute raccomandazioni della cabina di regia, e che si è spacciato il dato di 1.000 posti in terapia come dato reale anziché virtuale.

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