Articolo UNO partecipa all’agone politico schierando i propri segretari – a Padova, Treviso e Venezia – e un folto numero di candidati in cinque province del Veneto. Ciò accade tra le fila de “Il Veneto che Vogliamo”, lista civica e politica a sostegno di Arturo Lorenzoni, leader della coalizione di centro-sinistra.

Poiché si sapeva che la battaglia contro Zaia partiva già impari, a differenza di quanti accusano la sinistra di pensare solo ai propri confini, Articolo UNO ha fatto la scelta di cedere la propria autonomia e cercare la collaborazione con quante più forze dell’area progressista, incontrando le strade di partiti e liste civiche. Da qui, da ben prima del Covid, parte il nostro cammino per dire qualcosa durante queste elezioni regionali, per parlare al Veneto e del Veneto.
La pandemia ci ha tutt’altro che aiutato, aumentando a dismisura la presenza sulle televisioni del nostro avversario qui in Veneto e privandoci contemporaneamente del supporto del nostro segretario, il Ministro della Salute Roberto Speranza, troppo impegnato in tavoli e riunioni non solo per andare in televisione, ma anche solo per mantenere i contatti con il suo popolo e la sua famiglia.
Mentre lo spazio televisivo era donato senza troppe pretese ai presidenti di regione, era il ministero che doveva non solo gestire la pandemia –prima nazione in Europa e nel cosiddetto Occidente – ma anche tenere a bada gli egoismi dei cosiddetti governatori, che fin troppo spesso sfruttavano la linea dura e prudente del ministero per fare propaganda elettorale sulla pelle dei cittadini. Propaganda che continua anche oggi, quando essendo il rischio contagio in Italia tra i minori in Europa, molti tra loro provano ancor meno sensi di colpa a giocare con la vita delle persone. Per mettere le mani sui miliardi del Recovery Found, infangano la linea ministeriale, sperando di capitalizzare su scelte impopolari a cui hanno acconsentito loro per primi, a causa di quella stessa paura che all’epoca era nell’animo di tutti.
Quella paura di cui ora molti si sono dimenticati o di cui vogliono vendicarsi, negando persino di averla provata sulla propria pelle.
Eppure in quel periodo abbiamo visto chiaramente i limiti della nostra sanità: spezzettata e in balia degli egoismi regionali che per tutelare se stessi ostacolavano i tentativi del Governo di capire cosa stava succedendo per poter agire nel migliore dei modi. Abbiamo visto i limiti della nostra burocrazia: con gli aiuti che faticavano ad arrivare anche in piena urgenza e quando c’è già stato lo stanziamento, con l’evidente e cronica mancanza di personale nei nostri servizi pubblici. Se hanno funzionato bene gli aiuti statati dati attraverso il finanziamento diretto ai comuni, infatti, quelli che prevedevano l’intervento intermedio delle regioni o una richiesta esplicita da parte dei datori di lavoro hanno fatto acqua da tutte le parti, aiutando il prevedibile intasamento della gestione INPS. Abbiamo visto l’ingestibilità del nostro mercato del lavoro: troppo spezzettato anche quando si tratta di ricoprire le medesime mansioni per riuscire a dare un aiuto economico a tutti coloro i quali erano costretti a rimanere a casa. Abbiamo visto la precarietà della cosiddetta classe media e medio-bassa, alla quale è bastato non ricevere lo stipendio o riceverlo decurtato a causa della CIG per qualche mese per non riuscire più a pagare affitti e spese alimentari. Abbiamo visto l’egoismo di molti padroni di casa e d’azienda che gridano oggi al diritto di sfratto e di licenziamento nemmeno per mantere i propri utili, ma per il diritto di vederli aumentati nonostante il periodo storico.
Abbiamo visto, però, anche locatori e datori di lavoro che sono stati al fianco del loro inquilini e dei loro dipendenti. Abbiamo visto vicini che si aiutavano l’un l’altro, volontari che distribuivano il necessario a chi non poteva o aveva troppa paura di muoversi. Abbiamo visto applausi e canti dai balconi che finalmente riconoscevano quanto era importante il lavoro di medici e infermieri, nonostante queste due categorie in Veneto siano le peggio retribuite d’Italia.
Abbiamo visto che ciò che manda avanti il Veneto sono i Veneti, non Zaia. Abbiamo visto che lo Stato c’è molto più di quanto vogliano le chiacchiere da bar. Purtroppo anche di questo, a pochi giorni dalle elezioni regionali, ci stiamo dimenticando. A pochi giorni dalle elezioni in cui si vedono in giro gli slogan di Zaia che invitano a votarlo per continuare così.
Ma continuare così come? Con le colline ingiallite e depredate del Prosecco, con le frane periodiche, con le alluvioni che si portano via terra, montagna e case? Ormai sono pochi i comuni trevigiani fuori dalle liste dei comuni calamitati, rendiamoci conto di quanto precario è il nostro presente e di quanto molto sia colpa della regione. Roma ladrona è ormai a tutti gli effetti uno slogan risibile, visto che chi sperpera i nostri soldi e ci ruba il futuro e il diritto ad un ambiente sano e sicuro è proprio a casa nostra.
Dobbiamo forse continuare a cementificare quando ci sono migliaia di metri cubi già asfaltati sui si può tranquillamente costruire senza togliere altro al nostro Veneto? Venti-trent’anni fa il Veneto era verde, forse anche di quello ci siamo dimenticati. Era verde ed eravamo in pieno boom economico, bastava solo gestire la crescita, che i migliori dei Veneti si arrangiavano da soli a far crescere il PIL. Si è invece giocato di favori, si è lasciato che i più spregiudicati facessero i propri interessi, si è lasciato il mondo dell’industria e della piccola e media impresa ad arrangiarsi, nel bene e nel male. Certo è mancata Roma in questi vent’anni, ma è mancata anche e sopratutto la regione, perchè le deleghe per fare qualcosa le aveva tutte. E il covid ci ha mostrato che la situazione è tale per cui quando Roma prova a cambiare le cose e a darci una mano, ormai il governo del Veneto è troppo fermo e arrugginito per poter dare una risposta ai veneti. Necessario è prima di tutto valutare i propri interessi e mascherare gli aiuti di stato come aiuti regionali, non lasciar respirare i Veneti.
A chi dice che Zaia è ormai al 70% e inarrivabile, noi diciamo che il 70% è dato dalle persone che andranno a votare per lui sulla percentuale di chi si recherà alle urne: non è un dato scritto nella pietra e non significa che stiamo parlando del 70% dei veneti.
A chi dice che la sinistra è piccola e frantumata, noi chiediamo di cominciare a premiare chi prova a cedere la propria sovranità, per mostrare qual è la strada che vogliamo anche a chi è più timoroso nel lasciare andare il proprio simbolo e il proprio regno.
A chi dice che non vengono rispettate le promesse elettorali, noi portiamo l’esempio del nostro Ministro Speranza, che con tutti i limiti dati dalla novità della pandemia e di un governo nato da un fragile accordo parlamentare ha fatto del proprio meglio per affermare un diritto dimenticato da buona parte degli ultimi governi: la salute è un bene di tutti e deve essere pertanto pubblica e adeguatamente finanziata. I due miliardi per la sanità, il nostro Ministro li aveva ottenuti ben prima del Covid. I soldi stanziati per il personale medico erano stati sbloccati ben prima della fine del lockdown. Sono stati tolti i super-ticket che rendevano competitiva la sanità privata, sono state aggiornate le linee guida per l’aborto farmacologico. È poco solo se non consideriamo quanto indietro eravamo e quanto indietro stavamo andando.
A chi dice che la sinistra pensa solo a mettere nuove tasse, noi portiamo l’esempio della nostra sottosegretaria Maria Cecilia Guerra, che al ministero dell’Economia si batte per rendere il sistema fiscale più logico, semplice ed equo. Non farà effetto a sentirlo come “meno tasse per tutti” ma di certo se si riuscirà a portare a casa vorrà dire un sistema sociale e fiscale più solido, meno insidioso per i piccoli che si trovano a non sapere di preciso nemmeno cosa dovrebbero pagare e più difficile da evadere per chi è in malafede.
A chi dice che non ci siamo in televisione e che il Veneto è dato per perso da Roma, non possiamo che far presente che nonostante il finanziamento pubblico ai partiti sia stato abolito, abbiamo fatto del nostro meglio. Sulla pagina facebook di @Articolo1ModemproProvTV e di @MicheleSenoFB potete seguire quello che è stato il nostro tentativo di cambiare le cose, se vi siete persi qualcosa.
A Treviso votate e fate votare il nostro segretario Michele Seno, Lucia Celi e Mirella Balliana. Votate, e votate consapevoli che se eletti nessuno dei tre vi lascerà soli.
Deborah Marcon – Tesoriere di Articolo UNO


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