Pensionati: imparare anche dal lockdown

 

Il lockdown ci ha messo tutti alla prova. Ma in modo diverso.

Per molti esercenti e negozi di beni non essenziali è stato uno shock improvviso e tragico. I lavoratori dopo aver consumato le ferie sono entrati in cassa integrazione. Per studenti e bambini lo stare a casa, passati i primi giorni in cui potevano godere del maggior tempo con genitori e familiari, è stato accompagnato dal disagio, pesantissimo, della privazione della vita sociale. Il telelavoro e la telescuola hanno coperto i vuoti degli uffici e delle aule. Sono stati strumenti per evitare il tracollo delle attività lavorative e scolastiche, ed anche, credo, per sperimentare su larga scala metodologie già adottate solo marginalmente.

Per le donne l’impatto è stato contradditorio. Da una parte ha dato la possibilità di gestire in qualche modo autonomamente tempi di vita (cura della casa e della famiglia generalmente a loro prevalente, se non esclusivo, carico) e tempi di lavoro. Però nello stesso tempo, l’aspetto e di socializzazione e di libertà dalle mura domestiche, che spesso il lavoro fuori casa rappresenta, è venuto drammaticamente a mancare.

Abbiamo poi la situazione dei pensionati per i quali non c’è stato problema economico, ma uno stravolgimento dei ritmi e delle relazioni delle loro giornate.

Interpelliamo su questo punto Maria Rosa Battan, presidente provinciale del CNA pensionati, nonché vicepresidente nazionale sempre dei pensionati CNA.

A tuo avviso, Maria Rosa, quali sono stati i disagi maggiori sopportati dai pensionati nel periodo del lockdown e nella fase due di iniziale apertura in sicurezza? Hanno ritenuto eccessive le misure adottate oppure si sono invece sentiti più tutelati?

“L’ISOLAMENTO. L’eccezionalità della situazione ha trovato tutti impreparati e i dati estremamente preoccupanti che hanno colpito e colpiscono soprattutto gli over 70 ha fatto sì che la maggior parte dei pensionati si autochiudesse tra le mura domestiche e limitasse al massimo i contatti con il mondo esterno. SONO DIVENTATI INDISPENSABILI STRUMENTI INFORMATICI, telefono e televisione per garantire contatto e informazioni. HANNO CONDIVISO diligentemente i decreti che di volta in volta venivano emanati per la loro tutela.”

Tu sei stata presidente della Commissione Pari Opportunità provinciale e hai l’occhio attento alle differenze di genere. Hai riscontrato diversità significative nel comportamento tra uomini e donne?

“SI! GLI UOMINI normalmente venivano stimolati ad attivarsi dalle donne con cui condividevano la quotidianità, chi ha/aveva un hobby o giardino, è stato avvantaggiato. LA DONNA, da sempre responsabile della gestione famigliare, ha dovuto FORNIRE UN ULTERIORE SUPPORTO PSICOLOGICO indispensabile alla sopravvivenza del momento anomalo e pericoloso.”

In genere, se in salute, i pensionati sono preziosi in tante attività di volontariato. Ci sono state forme particolari di solidarietà tra loro o verso altri? Il loro tempo sociale a quali mutamenti è andato incontro?

“Agli over 65 è stata vietata la partecipazione ad azioni di volontariato PER TUTELARE LA LORO INCOLUMITA’, è stata negata anche la possibilità di donare il loro sangue in quanto over, questo ha creato problemi di accettazione del ruolo. Si sono verificati, pochi per fortuna, casi di non autosufficienza economica e non, per cui la rete familiare o associativa è dovuta intervenire, sentivamo molto spesso telefonicamente le persone sole o in difficoltà per garantire loro la sopravvivenza e far sentire la nostra vicinanza.”

Ringraziamo Maria Rosa Battan per le preziose informazioni sul mondo dei pensionati. Veniamo a sapere del loro nuovo approccio all’ informatica e della consapevolezza, spesso purtroppo per tragiche vicende familiari, della serietà della situazione e della giustezza delle misure adottate dal Governo.

Note importanti, indispensabili per intervenire con successo nella nostra progettualità post Covid 19. Grazie ancora.

Paola Poldelmengo segretaria di Articolo Uno città di Treviso



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