Rinnoviamo il modello di sviluppo.Partiamo dalle due ruote

La graduale ripresa dell’attività economia del paese deve fare i conti  con una rinnovata critica all’attuale modello di sviluppo, che ha puntato ad enormi consumi di territorio, risorse,  materie prime, provocando l’inquinamento atmosferico  che molti virologi hanno individuato come una situazione favorevole all’espansione dei contagi del covid 19. La mobilità che inquina poco diventa, pertanto, un elemento fondante di un nuovo modello. E in questa ottica  i bonus governativi per i cicli sono note significative. Soprattutto se teniamo  conto   che la fase due  prevede nei mezzi pubblici  il distanziamento tra le persone   e quindi sarà necessaria un’ alternativa  che in una logica di rinnovamento  non può essere solo l‘auto privata.

Ci interroghiamo sulle misure  che possono aiutare e  incentivare la mobilità sostenibile  e chiediamo a  Susanna Maggioni, vice presidente della Fiab di  Treviso. una valutazione  sui  bonus .

Come sono stati accolti ? Qual’è stata la risposta degli amanti della  bicicletta?

Hanno avuto un enorme riscontro, con un aumento delle vendite di bici del 60% in media a livello nazionale, come registrato da Confindustria Ancma (Associazione Nazionale Cicli Motocicli e Accessori). Anche nei centri con meno di 50.000 abitanti. Noi di FIAB abbiamo ricevuto diverse telefonate con richieste di informazioni perché il meccanismo del bonus non è chiarissimo e presenta qualche incertezza. Ad ogni modo è un segnale molto positivo da parte del governo che ha recepito le indicazioni dell’VOMS e scienziati, che ha trovato terreno fertile nei bisogni dei cittadini e noi non possiamo che esserne felici. Speriamo  sia l’inizio di un cambiamento di abitudini per molte persone negli spostamenti quotidiani, che come sappiamo sono responsabili di buona parte dell’inquinamento, aggravante lo stato di salute dei cittadini e la diffusione del virus.

Venendo a Treviso. L’Amministrazione precedente aveva progettato  un Bici plan. Sai che fine ha fatto?

Ha avuto grande risalto sulla stampa locale l’annuncio della “Ciclopolitana” di imminente realizzazione da parte dell’attuale amministrazione.  In realtà pare si tratti, almeno strutturalmente, del vecchio Biciplan, adottato precedentemente . È assolutamente urgente riorganizzare la mobilità ciclistica urbana e fare manutenzione sull’esistente, che ha veri e propri buchi neri che scoraggiano gli utenti.  Si prevede  la Settimana Europea della Mobilità dal 16 al 22 settembre

Esistono strumenti di programmazione della Regione veneto per le piste ciclabili ? se sì come sono stati usati ?

La Regione Veneto, consapevole del fatto che il cicloturismo è una grossa leva per l’economia, ha fatto  importanti investimenti nell’ottica di una politica rivolta al turista più che al cittadino che si reca al lavoro o studente che va a scuola, a cui la FIAB ha dato un contributo notevole. Ricordo solo l’ultimo tratto della Treviso Ostiglia verso Mantova e la tradottatra Montebelluna e Nervesa subito frequentatissima, che evidenza l fatto che le ciclabili sono molto apprezzate,  per il cicloturismo ,le scampagnate del fine settimana delle famiglie,le uscite serali, ma anche  per i pendolari in bici, che ci auguriamo siano sempre di più.

Parli di progetti di  piste ciclabile per ipotesi turistiche. Pensi che si possano convertire per l’uso “civile”  per gli spostamenti quotidiani per lavoratori e studenti ?

Sicuramente il tema della mobilità scolastica è serio e va affrontato, per tagliare inquinamento da PM, dato che abbiamo visto un calo drastico dei livelli con la chiusura delle scuole. Ci vogliono piste ciclabili, possibilmente protette, quindi con cordoli e non solo con strisce di colore per terra, con la regolamentazione del traffico tramite  zone 30 e  strade scolastiche, con interventi di educazione ed informazione per gli studenti delle superiori e le famiglie dei bimbi delle elementari (incentivando carpooling e bici- e pedibus) e ampliando e garantendo l’intermodalità. Infine, tornando al l bike-to-work, sarebbe utile replicare le esperienze positive applicate in Francia, e da noi a Bari e Torino, dei  rimborsi chilometrici per i lavoratori che si recano al lavoro in bici. Mi permetto di aggiungere chemi auguro che  questo periodo di “fermo immagine” sia stata un’opportunità per ripensare  stili di vita e  capire che il modo in cui tutti ci muoviamo in città ha delle grosse ripercussioni sulla salute di tutti. Una mobilità più sostenibile e attiva fa bene al nostro fisico e al nostro umore, e,aiutando a diminuire i livelli di inquinanti, contribuisce a salvaguardare la salute di tutti.

Ringraziamo Susanna per le informazioni,  che ci permettono di avere cognizione  di come  nel passato   il mezzo ciclabile  sia stato preso in considerazione soprattutto come hobby e per  il turismo, e meno come strumento per la mobilità alternativa che noi crediamo sia fondamentale.

E per quanto detto  chiudiamo l’intervista  convinti più che mai che sia  importante chiedere, a chi  in settembre  parteciperà alla competizione  regionale,  di proporre che palazzo Balbi diventi  cabina di regia per un sistema organico di aiuti e monitoraggi per la mobilità ciclabile  quotidiana e per tutti..

Paola Poldelmengo, segretaria di Articolo Uno città di Treviso



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