L’incendio alla 3V Sigma di Porto Marghera ripropone il tema della sicurezza sul lavoro. Oggi se ne parla in relazione all’epidemia di Covid, ma il problema era già enorme prima e continua ad esserlo, e questa ennesima tragica vicenda ce lo ricorda pesantemente. Due lavoratori sono ricoverati in gravi condizioni.
Le segreterie CGIL, CISL e UIL di Venezia, pur premettendo che le cause dell’incendio dovranno essere accertate, affermano che “non possiamo però dimenticare né tacere le segnalazioni e le denunce sui pericoli e sui rischi presenti nel sito che il sindacato, insieme ai lavoratori, ha fatto anche in tempi recenti e le iniziative di lotta intraprese dai lavoratori a fronte della mancanza di risposte. Ancora una volta il ruolo dei lavoratori e dei loro rappresentanti in materia di sicurezza è stato vissuto come un intralcio burocratico, un ostacolo alla produzione, anziché essere valorizzato come valido contributo per la prevenzione della salute dei lavoratori e della popolazione.” E ribadiscono la richiesta “di un cambio di mentalità e di approccio culturale da parte di tutti i soggetti che hanno responsabilità in tema di sicurezza sul lavoro ed i rafforzamento di tutti quegli istituti (Spisal in testa) che hanno compiti fondamentali in questo campo.”
Da Articolo Uno la presa di posizione del segretario regionale Gabriele Scaramuzza e del segretario metropolitano di Venezia Gianluca Trabucco: “Le aziende che non garantiscono sicurezza non possono più continuare ad operare! Questo è il dato di verità che dobbiamo trarre dall’incendio all’impresa 3VSIGMA di Marghera accaduto oggi, in cui sono rimasti coinvolti due lavoratori, ricoverati ora in gravi condizioni.
Siamo vicini e solidali a questi lavoratori, alle loro famiglie e ai loro colleghi.
Non è più possibile lesinare sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, tanto più che più volte nel recente passato in questa azienda erano state rilevate criticità proprio per le precarie condizioni di sicurezza interne agli impianti di stoccaggio dell’acetone e del toluene.
Porto Marghera deve essere rapidamente e finalmente convertita a grande polo per le produzioni innovative in sicurezza. Chiediamo che venga fatta piena luce sulle cause e sulla dinamica dell’incidente. Ancora una volta la salvaguardia ambientale viene messa a rischio, e pertanto è ancora più urgente un’alleanza tra ambiente, lavoro e salute.
Non è affidandosi al padreterno come ha fatto il sindaco Brugnaro oggi che potremo evitare altre catastrofi, ma vincendo la battaglia della sicurezza sui luoghi di lavoro a partire dalle fabbriche.”
Dalla Rete degli studenti medi Mestre e Venezia arriva una riflessione approfondita su passato e futuro dell’area di Marghera:
“Poco più di 100 anni fa si ponevano le basi per quella che sarebbe diventata Marghera, la città-fabbrica che ha segnato la storia recente di tutto il Nord-Est: a promessa di un futuro migliore anche per i lavoratori e per le famiglie che da tutta Italia vi approdavano, si è trasformata nella morte per inalazione di sostanze tossiche di molti tra operai e cittadini. Ma Marghera non è solo una delle più grandi realtà inquinanti del territorio per quanto riguarda le emissioni di fumi tossici, essa costituisce anche un pericolo per l’acqua lagunare e per le falde sotterranee: si può definire una vera e propria bomba ecologica.
Inizialmente le denunce e le segnalazioni che giungevano venivano archiviate. Solo dagli anni ’90 la gente ha cominciato a rendersi conto… Il 28 novembre 2002 a Marghera si è rischiata quella che poteva essere la più grande strage della chimica in Italia, partita da un incendio all’interno del Petrolchimico. Per un soffio dunque si è evitata una tragedia.
Il ciclo del cloro è un processo di lavorazione estremamente inquinante. L’incidente del 2002 lo ha reso evidente a tutta la popolazione. Ma le conseguenze di produzioni di questo tipo erano già emerse con le malattie e le morti dei lavoratori dei reparti del cloruro di vinile (CVM) alla Montedison. A seguito del referendum, attraverso processi e le spinte contraria dell’opinione pubblica pian piano tutto il comparto del petrolchimico si ridimensiona. Oggi sono ancora attive alcune aziende ma molte strutture sono state dimesse. Non per questo però le battaglie portate avanti dai cittadini su Marghera si sono fermate, in primis quella per diminuire l’inquinamento e migliorare la qualità dell’aria: Marghera è un problema di tutti e di tutte e come tale dovrebbe essere trattato dalle istituzioni e dagli enti locali che in plurime occasioni hanno voltato le spalle alle numerose richieste di bonifiche e smantellamento. Questioni come la centrale a carbone dell’Enel rimangono ancora aperte… Proprio in questo periodo Veritas ed Ecoprogetto al fianco della Regione del Veneto e col favore dei sindaci, stanno cercando di ottenere il via libera per il progetto d’ampliamento dell’inceneritore di Fusina, con lo scopo di bruciare rifiuti e fanghi, provenienti da tutta la Regione, contaminati da antibiotici e PFAS.
Per quanto riguarda ciò che è avvenuto ieri, 15 Maggio, non si può definire un incidente: c’erano tutte le premesse per un disastro prevedibile, che avrebbe visto coinvolti i lavoratori sul posto (ci sono infatti due feriti gravi), che in un momento così complicato per il paese si vedono costretti a sacrificare la propria incolumità per la produzione, e la cittadinanza tutta. Ma la 3V Sigma è sempre stata un’azienda con difficili relazioni industriali e già in passato era stata protagonista di incidenti importanti. Alcuni mesi fa gli stessi lavoratori e i sindacati avevano denunciato con forza le insufficienti condizioni di sicurezza sul lavoro, che l’azienda, disattendendo le regole nel trattamento dei materiali e delle sostanze a rischio rilevante, portava avanti a discapito di vite umane. E ieri abbiamo assistito a qualcosa di tragicamente prevedibile. Inoltre l’informazione alla cittadinanza dal Comune è giunta in ritardo, sia nell’avvio delle sirene dell’allarme chimico che nell’allerta sms arrivata ben due ore dopo dall’inizio dell’emergenza.
Negli ultimi anni sono state molte le idee per una “riconversione verde”, unica vera soluzione all’abbandono dello stabilimento, assecondato dalla latitanza delle istituzioni, insieme alla bonifica e alla riqualificazione ambientale che tuteli a pieno l’ambiente e la salute dei cittadini e dei lavoratori, ai quali esprimiamo tutta la nostra solidarietà e vicinanza.”


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