L’emergenza case di riposo tocca anche il Veneto. Per questo Articolo Uno ha chiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta, che ha ricevuto per ora una risposta positiva da parte del Presidente della Regione. Ed è coinvolta anche la provincia di Treviso. A Vittorio Veneto c’è il caso dell’Istituto Cesana Malanotti, nel quale si sono registrate 79 morti da gennaio. A chiedere ragguagli all’amministrazione comunale sulla situazione all’interno della casa di riposo, già da fine marzo, il gruppo consigliare Rinascita Civica con una interrogazione al Sindaco. I dati che sono poi emersi, molto faticosamente, sembrano dar ragione alle preoccupazioni manifestate fin da allora dai consiglieri del gruppo, Alessandro De Bastiani e Mirella Balliana. Nell’ultimo consiglio comunale, è stata approvata all’unanimità una mozione proposta dagli stessi consiglieri, nella quale si impegna l’Amministrazione a garantire trasparenza sul livello del contagio all’interno dell’istituto (vedi testo MOZIONE CESANA MALANOTTI).
Abbiamo chiesto a Mirella Balliana, che ringraziamo per la disponibilità, di riassumere un po’ la situazione a Vittorio Veneto.
Dopo oltre quaranta giorni dalla vostra richiesta ufficiale di rendere nota la situazione dei contagiati all’interno del Cesana-Malanotti, cosa si sa oggi della situazione di ospiti e lavoratori della casa di riposo?
L’assoluta necessità di far emergere la grave situazione sanitaria del Cesana è nata dalle continue richieste di aiuto provenienti dai familiari degli ospiti che purtroppo con grandi difficoltà riuscivano ad avere poche notizie dei propri cari e dai pressanti appelli lanciati dagli operatori costretti fin dalle prime settimane di marzo a lavorare in condizioni straordinarie e drammatiche sotto il profilo umano, già nei primi giorni di marzo più di un terzo del personale era a casa per malattia.

Nei mesi di marzo e aprile continuavano a giungerci segnali drammatici e dopo un continuo pressing sull’amministrazione comunale, verso il 18 aprile, l’ULSS ha diramato i primi dati ufficiali che purtroppo hanno portato il Cesana a detenere un triste primato con il 51% degli ospiti contagiati a fronte del 6% regionale, il 20% del personale contagiato a fronte del 3% e purtroppo a registrare il numero di vittime più alto in assoluto in provincia con 44 decessi nel primo trimestre dell’anno e 30 decessi nel solo mese di aprile, solo 15 ufficialmente legati a Covid. Su quest’ultimo punto andrebbe aperta un’indagine conoscitiva a livello nazionale.
In questi ultimi giorni nonostante si continui a registrare decessi causa Covid, il numero dei contagi si è ridimensionato e gran parte del personale ha ripreso il servizio. Purtroppo il personale infermieristico continua ad operare con un terzo dell’organico previsto, per varie problematiche.
Secondo i dati resi pubblici dalla Regione, ci sono situazioni molto differenziate di contagio all’interno delle case di riposo; alcune sembrano non essere state toccate dal virus, altre come Casa Fenzi a Conegliano e il Cesana Malanotti a Vittorio Veneto sembrano invece particolarmente colpite. Si può oggi ipotizzare secondo te una qualche spiegazione, e responsabilità?
Nei primi giorni di marzo, il focalizzare l’attenzione da parte del’ ULSS e della Regione sui contagi nel territorio ha distolto lo sguardo da una condizione ancora più drammatica e penosa. I nostri anziani e gli operatori all’interno di alcune case di riposo si stavano contagiando e già si contavano i primi decessi tra gli ospiti legati presumibilmente al Covid.
Fin dall’inizio della pandemia era risaputo che i soggetti più a rischio di contrarre il virus fossero gli anziani e nonostante questa certezza poco è stato fatto.
Dalle pesanti testimonianze, ci siamo fatti l’idea che forse, all’interno della struttura del Cesana, non tutto il possibile sia stato fatto. Numerosi fattori possono essere annoverati come concause del contagio, si va dalla mancanza dei dispositivi di protezione individuale arrivati con enorme ritardo, molti operatori sono stati colpiti fin dall’inizio della pandemia, alla lentezza nell’esecuzione dei tamponi da parte dell’ULSS, ciò avrebbe permesso di isolare immediatamente solo le persone affette da Covid e forse avrebbe ridotto il propagarsi del contagio e i decessi. Altro capitolo è l’ospedalizzazione dei malati . Le linee regionali non prevedevano il trasferimento degli ospiti presso altre sedi restando valida l’indicazione di invio alla struttura ospedaliera dei casi particolarmente gravi con possibilità di superamento della situazione clinica grazie ad un approccio intensivo delle cure. Una fascia della popolazione ha dovuto pagare un prezzo altissimo causa i tagli alla sanità pubblica che hanno ridotto la disponibilità dei posti di terapia intensiva. Le case di riposo non sono attrezzate per il trattamento di malati Covid , mancando la proporzionalità del personale medico e infermieristico , tale da garantire un adeguato monitoraggio dei pazienti e sono sprovviste della strumentazione essenziale per trattare questo tipo di patologia.
Possiamo ipotizzare che al Cesana come in alcune case di riposo la situazione sia degenerata in tempi brevissimi, la mancanza di un coordinamento tra i soggetti preposti ad intervenire potrebbe essere alla base di questa tragedia. Inoltre, da alcune testimonianze presupponiamo che l’unità interna di gestione della crisi abbia sottovalutato il fenomeno in atto a differenza forse di altre strutture.
Non è nostro compito ricercare eventuali responsabilità individuali, sono stati depositati alcuni esposti da parte di familiari e sarà la magistratura a verificare se ci sono state delle inadempienze. E’ nostro dovere di cittadini e amministratori prendere coscienza della drammatica situazione accaduta per evitare il ripetersi di questa tragedia.
Nulla potrà lenire le angosce vissute dai familiari, le lacrime degli operatori e nulla potrà riportare in vita i defunti, però è doveroso chiedere alle autorità regionali, ai responsabili dell’ULSS, di dimostrare un gesto di umiltà nel riconoscere i propri limiti; e invece a tutt’oggi continuiamo ad assistere ad un inopportuno eccesso di supponenza relativa alla modalità seguita per affrontare la pandemia anche nella nostra regione, dove i dati Istat sulla mortalità evidenziano purtroppo un valore ben più elevato rispetto a quello ufficialmente legato al Covid -19.


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