
Questo primo maggio è di ringraziamento ai lavoratori del sistema sanitario. A loro il riconoscimento di aver subito per primi, e pagato con il contagio e la morte, la miopia politica, le scellerate riduzioni degli investimenti nella sanità dei passato governi (aumentati solo ora col ministro Speranza). Dobbiamo alla loro professionalità e allo straordinario impegno civile se oggi possiamo essere qui a ragionare del futuro del nostro paese. Non intendiamo neanche dimenticare neanche le giovani ricercatrici dello Spallanzani con contratto precario , che per prime hanno isolato il virus ….
Ma il primo maggio in piena pandemia ci costringe anche a fare delle riflessioni sulle modifiche cui andremo incontro e che, se vogliamo e se siamo in grado, possiamo delineare in modo progressivo nel processo produttivo, nell’organizzazione del lavoro e anche della vita sociale.
Di fronte a una tragedia epocale che ci segna come un guerra mondiale si rinnovano interrogativi sopiti,
Un sistema sanitario avanzato può mettere in secondo piano il mondo dei virus? E costruirsi in modo sistematico solo sulle malattie del benessere o su quelle causate dall’inquinamento o dalla povertà o dalle guerre ? Crede con sicumera di potervi far fronte con le consuete modalità? Mantenendo inalterato il modo di produrre e di vivere? L’inquinamento atmosferico incide solo sulle malattie respiratorie e degenerative o facilità anche la espansione dei virus ? l’occupazione e lo sfruttamento degli spazi naturali per produrre di più, eliminando selve e faune selvatiche, serve solo a un’economia dell’usa e getta o crea anche reazioni del mondo naturale? I rifiuti non riciclati sono solo un danno estetico o rovinano gli equilibri di terre aria e acque? I metodi usati negli allevamenti intensivi sono solo torture di cui si occupanoi gli amanti degli animali o possono scatenare reazioni virali che si trasmettono agli umani?
Ci siamo resi conto che esiste un mondo virale, che teniamo nascosto ai più, e che abbiamo creduto di poter controllare. Abbiamo creduto e, facciamo fatica a togliercelo dalla mente, di poter continuare con un sistema che in qualche modo ha permesso il dilagare della pandemia e fa fatica a farvi fronte.
Il mondo si difende con un lock down a macchia di leopardo , in modo diversificato nei vari paesi , con la chiusura delle fabbriche e dei negozi e di quei servizi che implicano contatti o vicinanza fisica tra le persone. L’attività economica è rimasta solo nelle attività necessarie alla sopravvivenza dei cittadini e nel sistema sanitario.
Il 4 maggio in Italia inizierà la fase 2, quella della convivenza con il Corona virus, in cui, con estrema cautela, ci sarà per alcune aziende la possibilità di riapertura. Ma l’organizzazione del lavoro non potrà essere più come prima e dovrà fare i conti con fondamentali misure di prevenzione. Se la sicurezza sul lavoro ante Corona virus si presentava come un problema che ricadeva solo sul lavoratore oggi diventa principio primo sociale. La pandemia mette in discussione l’organizzazione del lavoro e ci dice che l’esigenza di lavorare in sicurezza sta diventando un sentiment di tutta la società e non resta relegato al mondo sindacale.
L‘articolo uno della Costituzione, che abbiamo preso come titolo per la nostra forza politica e che ci ricorda che l’Italia è Repubblica fondata sul lavoro, acquista una valenza più avanzata. Il lockdown rende la sicurezza il cardine fondamentale. Un passo per tutto il paese, in particolare per una regione come il Veneto sempre tormentata da uno dei più alti numeri di incidenti sul lavoro .
Siamo consapevoli che la normalità che tutti auspicano non potrà essere un ritorno al passato. I locali dove si lavora dovranno essere più garantiti, il telelavoro permetterà di svolgere molte mansioni in casa riducendo la necessità di trasporti dando rinnovata attenzione allo slogan “ tempi di vita e lavoro”, le famiglie cambieranno abitudini, il lavoro nero degli immigrati nelle aziende agricole dovrà sparire, perché nessun lavoratore potrà essere socialmente invisibile, la mobilità dovrà mutare, le piste ciclabili potranno essere un investimento. Misure su cui cammina con responsabilità e attenzione l’attuale governo, che sosteniamo, convinti delle sue capacità di affrontarle con chiarezza, pur nelle contestazioni dissennate delle forze della destra. E anche di qualcuno che vuole mettere i puntini sugli “i” senza grande cura nell’esame della realtà, ma con l’occhiolino rivolto alle inevitabili contestazioni talvolta pretestuose, altre volte invece pienamente legittime come per i ritardi dei pagamenti della cassa integrazione e che certo, comunque, non sono imputabili al Governo, ma ad una burocrazia farraginosa costruita nei tempi passati e difficile da modificare.
Oggi rivendichiamo ancora come Articolo uno la vecchia richiesta di un progetto di salario europeo e appoggiamo quella del Papa di un salario universale per i più poveri che, declinato nella nostra proposta diventa salario di emergenza. Come anche la concreta uguaglianza di retribuzione tra uomini e donne.
Ma soprattutto rivendichiamo che, con gli interventi governativi per garantire la salute come diritto per tutti e il nodo indissolubile tra sicurezza sanitaria e controlli pubblici nelle produzioni, si delinea uno Stato con elementi di socialismo, che riduce le diseguaglianze e tutela il buon lavoro, che può essere la sola giusta risposta ai problemi del Corona virus.
Paola Poldelmengo – Segretaria di Articolo UNO città di Treviso


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