
Questo primo maggio al tempo del Covid-19 assume un significato particolare, perché ci troviamo a festeggiare un mondo del lavoro a pezzi. Molti lavoratori sono ancora in prima linea, molti sono costretti a reinventarsi e molti temono di perdere anche quel poco che avevano. Li accumuna trasversalmente un unico dato: tutte queste categorie stanno ancora piangendo i loro morti, tutte hanno ancora paura.
Percepiamo intorno a noi il desiderio di voler dimenticare questa quarantena e di riprendere la routine quotidiana per dimenticare gli orrori, come se fosse stata una guerra. Come al termine di una guerra, quello che vogliamo fare è scordarci della paura che abbiamo provato e cominciare a ricostruire.
Questa però non è una guerra e non è ancora finita. Dimenticarci di questo potrebbe portarci a dover a breve presentare il conto delle nostre azioni.
Cogliamo dunque l’occasione di questo primo maggio in quarantena per festeggiare sì il lavoro, per quello che ci può ancora dare e che ci ha dato finora, ma soprattutto i lavoratori, perché senza lavoratori il “lavoro” non esisterebbe. Festeggiamo l’essere ancora in piedi nonostante tutto, festeggiamo la nostra capacità di reinventarci, di reagire. Festeggiamo però anche il nostro diritto ad aspettare, a poter lavorare in sicurezza, a dire no ad un sistema che ci spinge ad essere uguali e più schiavi di prima.
Cogliamo quest’occasione per guardare dove eravamo, per capire se eravamo noi lavoratori a portare avanti il lavoro o se era il lavoro che ci portava via da noi stessi, dalla famiglia, dalla salute. Cosa stiamo producendo? Per cosa? Per chi? In che condizioni? Cogliamo quest’occasione per guardarci attorno e fare squadra con altri come noi.
Quante industrie non sono sparite a causa del Covid-19 ma della delocalizzazione selvaggia? Quante aziende non sono state chiuse dal Covid-19 ma dalla volontà di profitto di pochi al vertice? Quanti lavoratori non si è portato via il Covid-19 ma il non rispetto delle norme di sicurezza? Quanti lavoratori non si è portato via il Covid-19 ma l’abuso dei colleghi? Ora che la natura ci presenta il conto, finalmente cerchiamo di trovare il coraggio di contare!
Usiamo questo tempo per riprendere coscienza del nostro valore di persone e di lavoratori, per ricostruire e guarire il nostro mondo. Per cambiare totalmente direzione e riprendere a vivere e a lottare più forti e più uniti di prima.
Deborah Marcon – Tesoriera Articolo UNO


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