
Come ogni anno dal 1889, il 1 Maggio si celebra la festa delle lavoratrici e dei lavoratori. All’epoca le donne chiedevano la legittimazione della loro dignità di lavoratrici e invocavano pari diritti e pari opportunità.
Oggi le donne stanno ancora rivendicando il riconoscimento della propria dignità come lavoratrici, la realizzazione delle pari opportunità e il rispetto verso i molteplici ruoli svolti al lavoro, in famiglia, nella vita sociale.
Anche oggi, anche quest’anno, ricordiamo che ci sono donne lavoratrici senza diritti, costrette ad accettare lavori mal retribuiti, ingrati e depauperanti, oppure peggio, donne confinate in casa, prive di conforto, persuase a credere di non avere alternative al di fuori delle mura domestiche.
Come se queste normali criticità non fossero sufficienti, quest’anno la celebrazione del 1° maggio si intreccia con la tragedia dell’emergenza COVID-19, affrontata con coraggio da moltissime donne coinvolte nella prevenzione e nel contrasto alla diffusione del virus e impegnate a tenere insieme, sempre e faticosamente, l’aspetto lavorativo, la cura della famiglia e la tenuta sociale del paese.
Le problematiche che denunciamo anche in questo 1° maggio sono percepite più acutamente adesso al tempo del coronavirus, ma la mancanza di efficaci politiche di parità sta esasperando problemi pregressi e mai risolti.
Oggi più che mai è necessario affrontare la questione femminile, mettere in primo piano il tema della conciliazione lavoro/famiglia, attenuare le disparità e le disuguaglianze nel mondo del lavoro e nella società, attivare azioni per valorizzare la professionalità e il diritto alla carriera, promuovere politiche di genere inclusive.
È tempo di ammettere che il sistema conserva, o addirittura alimenta, più di qualche stortura se nel 2020 vediamo così poche donne meritevoli di stare al tavolo delle varie task forces governative attivate per contrastare l’emergenza COVID-19.
Le compagne del forum donne Veneto ritengono che riequilibrare la disparità di genere che affligge il sistema paese non sia un astratto appello alle buone intenzioni, ma sia un modo concreto per attivare le migliori energie per favorire l’armonia sociale e per ridare stabilità anche economica al Veneto e all’Italia.


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