Il Primo Maggio nel periodo del Covid

Abbiamo chiesto ai segretari provinciali di CGIL, CISL e UIL cosa significa festeggiare oggi, in un momento così particolare e per molti versi drammatico della nostra storia, la ricorrenza della Festa dei Lavoratori. Li ringraziamo per aver accettato l’invito di questo sito, luogo aperto di espressione politica di Articolo UNO, e per il loro contributo di riflessioni e proposte.

Alle nostre domande hanno risposto Mauro Visentin, segretario generale provinciale della CGIL, Cinzia Bonan, segretaria provinciale Treviso e Belluno della CISL, Guglielmo Pisana, segretario provinciale Treviso e Belluno della UIL.

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Il primo maggio è una Festa importante per il mondo del lavoro. Lo è per il nostro Partito che al Lavoro si richiama anche nel nome, col riferimento al primo articolo della Costituzione. Quest’anno viviamo una situazione molto difficile. Cosa significa per il Sindacato il Primo Maggio nel tempo del Covid?

Visentin: “Per il sindacato ed in particolare per la CGIL, la ricorrenza del Primo Maggio, oltre che ad essere una festa, è anche un momento in cui ragionare sulla situazione attuale del mondo del lavoro. Una situazione, sotto gli occhi di tutti, molto complessa e che, a differenza della passata crisi del 2008, legata alla “sovraproduzione” e allo scoppio di una bolla speculativa dei tristemente famosi “subprime”, ora è dettata dalla (giusta) necessità di fermare il più possibile il diffondersi dell’epidemia, chiudendo così tutte le realtà lavorative in settori non essenziali. Determinando una doppia preoccupazione: di chi è rimasto a casa e non sa come, quando e se riprenderà il lavoro, e chi invece non si è mai fermato proprio perché impegnato in lavori “essenziali”, con la preoccupazione di potersi ammalare, contagiare i familiari, in uno scenario a volte surreale.
Abbiamo visto che lavorare da casa, tentando di conciliare i tempi di vita, della famiglia, con quelli del lavoro si può. Per metterla in positivo, il COVID 19 ci ha messo davanti ad una serie di contraddizioni che prima non venivano considerate, pertanto credo che questo Primo Maggio ci permetta di auspicare una ripartenza, cogliendo le opportunità di costruire un cambiamento per il mondo del lavoro, dove le parole d’ordine siano: salute, sicurezza, formazione, redistribuzione, sostenibilità, solidarietà.”

Bonan: “Quest’anno innanzitutto significa onorare tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori che dall’inizio dell’emergenza sono in prima linea, a partire dai lavoratori degli ospedali, delle case di riposo e in generale di tutto il sistema socio-sanitario e assistenziale. Ma non solo. Sono tanti i lavoratori e le lavoratrici che non hanno mai smesso di operare, dagli addetti dei supermercati alle forze dell’ordine, dai riders ai lavoratori delle pulizie, per garantire a tutta la comunità approvvigionamento dei generi di prima necessità. Il Primo Maggio 2020 lo dedico a loro.
Celebrare la Festa dei Lavoratori oggi significa rivendicare ancora più fortemente il diritto al lavoro e alla tutela. Quest’anno non potremo farlo in piazza, e ne siamo molto dispiaciuti anche perché per la prima volta la manifestazione nazionale si sarebbe svolta in Veneto, a Padova, ma ci troviamo ancora più forti e uniti nel ribadire il valore del lavoro, proprio oggi che siamo di fronte a una crisi sanitaria mai vista e che sta rapidamente contagiando, oltre le persone, anche l’economia e la tenuta sociale del paese, con migliaia di posti di lavoro a rischio anche nella Marca.”

Pisana: “La festa del primo maggio nel periodo del COVID è sicuramente particolare, visto che non ci possono essere gli assembramenti in piazza che tanto ci sono cari. Tuttavia il nuovo Virus ci ricorda che la sicurezza sul lavoro è al primo posto e che non può assolutamente essere considerata un elemento di disturbo nell’economia. Questo purtroppo è il grande scontro che forse non troverà mai una soluzione, anche se mi risultano aziende che non solo applicano il protocollo di sicurezza ma lo hanno anche migliorato. Purtroppo non sono tutte.”

La crisi economica determinata dalla chiusura delle attività per misure di protezione è come la pandemia una crisi mondiale. Come si deve difendere il Lavoro nel post epidemia?

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Mauro Visentin

Visentin: “Il lavoro nel post epidemia lo si difende dando il giusto valore al termine “Lavoro”.
Noi pensiamo che serva partire dalla situazione attuale avendo ben presente le difficoltà che il mondo del lavoro, ma vorrei dire la società tutta, incontrerà nei prossimi mesi. Ripartire facendo tesoro di quanto ci è capitato, in questa situazione di crisi si è capito bene il valore del lavoro e dei lavoratori sopratutto. Abbiamo visto che la nostra società non può stare in piedi senza i lavoratori, senza gli operai nelle fabbriche , senza i braccianti nei campi. E’ chiaro a tutti che i tanto vituperati Migranti, sono una risorsa. Un dato legato alle assunzioni, triplicate in questi ultimi due mesi, in provincia di Treviso, è il dato delle colf o badanti. Lavoratrici emerse per necessità. Il lavoro si difende portando e vigilando per la legalità delle assunzioni, combattendo il lavoro nero, sottoscrivendo il rinnovo dei contratti. In altre parole eliminando la precarietà e redistribuendo il reddito. Questo serve anche alle piccole e piccolissime attività. Se si interviene mettendo nelle tasche dei lavoratori risorse economiche (aumenti contrattuali) e futuro (posti di lavoro non precari), ne trarrà giovamento l’intera società.”

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Cinzia Bonan

Bonan: “Il lavoro e i lavoratori in questo momento di emergenza vanno difesi in primis attraverso degli ammortizzatori sociali straordinari, che possono garantire un parte del salario, almeno fino alla ripartenza delle attività produttive. Nella fase successiva, il lavoro va tutelato con importanti interventi di reale sostegno alle imprese, a partire da quelle più penalizzate dal lockdown, che devono essere supportate nella ripresa per garantire di tornare ad avere i posti di lavoro ante-crisi. Sarà necessario riorganizzare i modelli produttivi, ponendo al centro le risorse umane, la sicurezza e la salute di tutti i lavoratori, ma è necessario anche potenziare la contrattazione aziendale o territoriale per le piccole imprese, per creare le condizioni per una reale partecipazione e condivisione delle decisioni nei luoghi di lavoro e per assicurare che i valori della solidarietà e sussidiarietà siano il faro di riferimento.”

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Guglielmo Pisana

Pisana: “Per me “se non c’è la fabbrica non c’è l’operaio” come diceva una vecchio delegato metalmeccanico. Quindi il posto di lavoro deve essere salvaguardato ma alla imprescindibile condizione che venga salvaguardata la salute dei lavoratori tutti (non solo quelli in fabbrica).”

Dopo le scelte del Governo, che noi riteniamo coscienziose in quanto è essenziale operare con prudenza nel riaprire attività e servizi, si riattivano dal 4 maggio sempre più contesti lavorativi. Quali sono gli interventi più urgenti in questa fase?

Visentin: “Nella fase della ripartenza è necessario non fare “passi falsi” ne vade del sacrificio fatto fino ad ora. Noi pensiamo che quanto previsto dal protocollo firmato con il governo il 24 di Aprile vada nella giusta direzione, servono delle commissioni che verifichino tecnicamente la salubrità del luogo di lavoro, serve una disponibilità corretta dei DPI ( dispositivi di protezione individuali), serve una rimodulazione dei tempi di lavoro, lavorare otto ore con guanti camici e mascherine non sempre è possibile. Serve un piano di entrata, uscita, e di trasporto da e per il lavoro concordato e a prova di contagio. In altre parole serve considerare il lavoratore come individuo e preferirlo al fatturato.”

Bonan: “La condizione sine qua non per abbassare il rischio al rientro, è quello della garanzia della sicurezza sui luoghi di lavoro. Il punto da cui partire è il Protocollo per la sicurezza sottoscritto con il governo il 14 marzo, che prevede livelli di protezione per i lavoratori oltre che una necessaria riorganizzazione dei luoghi di lavoro, con nuove modalità di ingresso e uscita, la messa a disposizione di disinfettante, mascherine e guanti, l’obbligatorietà della sanificazione, il ripensamento degli spazi comuni, del layout delle catene produttive, e la costituzione dei comitati per la sicurezza da Covid19, sia per dare supporto ai lavoratori ed imprese e per vigilare che tutto avvenga nel rispetto delle norme in essere. Per assicurare la ripresa del lavoro è fondamentale ci sia la responsabilità da parte di tutti, sia delle imprese che devono garantire condizioni di lavoro sicure, che dei lavoratori che devono operare in auto-tutela.
Ma c’è un altro ambito su cui è fondamentale intervenire al più presto: quello legato alla conciliazione famiglia-lavoro, perché al rientro dei genitori al lavoro, alle famiglie va garantita la possibilità della gestione dei figli, perché con la chiusura dei servizi per la prima infanzia, delle scuole e senza la disponibilità dei nonni su cui far affidamento sono in serie difficoltà. Vanno dunque perfezionati strumenti di conciliazione vita-lavoro come la banca ore, potenziati i congedi parentali e favorito e regolamentato lo smartworking.

Pisana: “Come sopra, la salvaguardia con il rispetto del protocollo nazionale, firmato con il governo, che tutela la salute. Il vero intervento da fare, a mio avviso, è di carattere culturale poiché non sembra che molti abbiano compreso il vero motivo di tutta questa prudenza e delle misure di chiusura.”



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