Ricognizione sullo stato dei bandi per ricevere buoni spesa nei comuni trevigiani.

Al solito è più semplice ottenere aiuto a chi è più informato, a chi riesce ad adattarsi alla burocrazia. Quanti scivoleranno verso l’indigenza? Approcci diversi per aiutare in emergenza chi ha una partita iva e chi non ha niente. Nello stesso territorio, Comuni limitrofi con approcci molto diversi. E’ solo per eccesso di zelo?

Il governo ha stanziato, tramite ordinanza della Protezione Civile del 29 marzo, 400 milioni di euro, distribuiti ai comuni italiani, per affrontare con tempestività l’emergenza alimentare della parte più fragile o più colpita dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria in atto. Nel giro di pochissimi giorni i soldi sono arrivati nelle casse dei comuni, per poter dar subito seguito all’erogazione di buoni spesa per l’acquisto di generi di prima necessità, attraverso il solo vaglio dei servizi sociali comunali.buoni

Abbiamo compiuto una rapida rassegna di quanto hanno messo in campo i comuni trevigiani per erogare i

I Comuni vanno piuttosto in ordine sparso. Non tutti i comuni hanno ancora pubblicato il bando e il modulo buoni spesa alle persone in difficoltà più colpite dalla crisi., attraverso una ricognizione dei siti comunali di circa metà dei comuni trevigiani, a partire dai maggiori. Questo quello che emerge. per richiedere l’erogazione dei buoni. Tra i comuni maggiori spicca l’assenza del secondo comune della Provincia, Conegliano, che non riporta sul sito alcuna notizia in merito. Alcuni invece hanno lasciato pochissimi giorni per fare la domanda e hanno già chiuso la possibilità di fare domanda, come Mogliano, unico caso, che scade oggi. Nella maggior parte dei casi non viene invece previsto un termine alla possibilità di fare domanda.

C’è abbastanza omogeneità negli importi erogati, sotto forma di buoni spesa presso i negozi comunali convenzionati. In linea di massima ci si attesta su questi importi settimanali:

  • € 70,00 per un nucleo composto da una sola persona;
  • € 120,00 per un nucleo composto da due persone;
  • € 150,00 per un nucleo composto da tre persone;
  • € 180,00 per un nucleo composto da quattro persone;
  • € 200,00 per un nucleo composto da cinque persone o più persone.

Alcuni comuni come Vittorio Veneto prevedono importi leggermente inferiori, Ponzano ancora meno.

Un po’ meno omogeneo il modo di spendere i buoni. Perlopiù si ricomprendono nelle spese ammesse anche i farmaci ma non in tutti i comuni. A Silea ad esempio non si possono comprare farmaci ma solo generi alimentari di prima necessità e prodotti per l’igiene personale e ambientale, e per l’infanzia. Nemmeno a Ponte di Piave si possono spendere in farmacia. Alcuni comuni escludono la possibilità di comprare non solo alcolici, tabacchi e gratta e vinci ma anche bibite ed energy drink.  A Vidor si può acquistare anche pellet, legna e bombole di gas.

Per quasi tutti il modo di presentare la domanda è scaricare il modulo, compilarlo, fimarlo allegare copia della  carta di identità e rispedirlo via mail al Comune, ed eventualmente richiedere assistenza telefonica. Solo pochi comuni, come ad es Valdobbiadene ed Asolo, prevedono anche l’invio via whatsapp. A Godega si può imbucare il modulo nella cassetta postale del Municipio. A Preganziol si può fare la compilazione on line della domanda uploadando il documento di identità. A Ponzano chi non ha la stampante può mandare la domanda compilata senza firma. Castelfranco prevede la presentazione per via telefonica. In alcuni casi si prevede che si possa prendere un appuntamento telefonico per presentarla direttamente in comune.

Una parte dei comuni chiedono il possesso del permesso di soggiorno valido per stranieri, in alcuni casi da indicarne solo gli estremi nella domanda, in altri casi va allegata copia.

Tutti utilizzano un modulo di domanda che è anche autodichiarazione della condizione economica del proprio nucleo familiare, quindi soggetta in un secondo tempo a controlli. Alcuni comuni chiedono però di allegare il saldo contabile a fine marzo dei componenti il nucleo famigliare, alcuni addirittura, come Villorba, anche le ultime due buste paga.

Alcuni comuni restringono solo ai residenti la possibilità di fare domanda. San Vendemiano prevede anche il caso dei domiciliati in Comune. Molti scrivono nel bando che sono “esclusi” coloro che già percepiscono altre forme di sostegno al reddito, mentre l’ordinanza prevede che si dia priorità a chi non riceve altro aiuto ma non che vengano esclusi gli altri. Così come l’ordinanza non prevede di aiutare solo chi subisce le conseguenze della crisi ma anche chi è comunque in stato di bisogno.

CONCLUSIONI

Quello che si nota è che, pur nella urgenza di predisporre ex novo uno strumento per erogare buoni spesa, spesso le amministrazioni non hanno lesinato sulle procedure burocratiche, cercando di ricalcare le procedure che si utilizzano solitamente in regime di normalità amministrativa. Paradossalmente, la domanda per avere qualche decina di euro per fare la spesa è così molto più complessa e lunga da redigere che non la richiesta di tenere aperta la propria azienda nonostante non rientri nei codici Ateco autorizzati a proseguire l’attività, che si compila in pochissimi minuti con quattro dati. O la domanda per ricevere i 600 euro da parte dei titolari di partita IVA, dove non si deve neppure autocertificare nulla ma semplicemente indicare dove si vogliono ricevere i soldi. In alcuni casi, abbiamo invece riscontrato che il modulo di domanda da compilare per chiedere i buoni spesa è di ben 9 pagine. In ogni caso sono richiesti molti dati, e addirittura c’è chi chiede di allegare documentazione patrimoniale ad una autocertificazione.

Anche sui criteri di accesso era probabilmente il caso di non porre eccessivi paletti riguardo a residenza o documenti di soggiorno, vista la logica emergenziale dello stanziamento che è destinata indistintamente a tutti coloro che non hanno il sufficiente per fare la spesa. Così come era il caso di semplificare il più possibile le procedure per l’accesso all’erogazione dei buoni, come ha fatto Padova,  dove basta telefonare.

La messa a regime del sistema di erogazione è piuttosto diseguale da comune a comune. Se per la grande maggioranza si è partiti, alcuni registrano un ritardo poco comprensibile dato l’esplicito carattere di urgenza del provvedimento da applicare.

L’invito quindi che ci sentiamo di rivolgere a tutte le amministrazioni comunali è a semplificare il più possibile le modalità di accesso, togliendo e non aggiungendo paletti. E di diffondere il più possibile la conoscenza di questa modalità di aiuto, avvalendosi di tutti i mezzi di informazione e della rete del volontariato e dell’associazionismo.La cosa peggiore che può capitare è che qualcuno resti escluso da questo aiuto urgente per mancanza di informazione o per complicazione delle procedure

Luca De Marco – Resp. Lavoro Veneto Articolo UNO

Michele Seno – Segr. Prov. Articolo UNO



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